Il sogno di Ibiza in un set lungo 15 anni: prima parte
La stagione di Ibiza sta per chiudersi un po' come si era aperta. In un clima strano, in bilico tra polemica ed euforia. Le controversie relative agli afterhours, ai divieti, ai controlli, al giro di vite, insomma, che pare aver protetto soprattutto le grandi imprese della notte (Pacha e Space su tutti) si sono mescolate, talvolta fino a non far avvertire la loro presenza, con il famoso "spirito" dell'isola e con l'entusiasmo di migliaia di visitatori provenienti da ogni angolo del mondo. Tra le leggende che strisciano fra sabbia e consolle, c'è quella, inebriante, di Jonathan Grey, dj inglese che dal 1993 intrattiene i bagnanti delle Salines, una delle spiagge più belle dell'isola, con le sue avventurose selezioni musicali. Il luogo dove Jon promuove uno stile eclettico, ironico, un pizzico ruffiano e sempre ispirato è lo storico Sa Trinxa, "beach bar" che di martedì e sabato, fra le 13 e le 20 ospita i suoi memorabili dj-set. Abbiamo incontrato Jon, rilassato e gioviale, in uno dei bar centrali nei pressi del porto di Ibiza. Ci concede una bella chiacchierata, una di quelle mezz'orette in cui hai la sensazione di spremere in un bicchiere poco capiente gli aneddoti di quasi due vite...
Le compilation della serie "Space Tranquil" e l'ultima "Beach Bar Sessions" parlano chiaro: i tuoi set sono costruiti senza manuali alla mano. Dove nasce tanta libertà formale rispetto al suono, al groove, alla canzone?
Basta un dato. Il primo disco lo comprai a 9 anni da Woolworths, dopo che per sere e sere fui costretto da mia sorella più grande a guardare "Top Of The Pops" e non i "Thunderbirds" in tv.
Uno svezzamento precoce...
A Cheltenham ho vissuto il grigiore degli anni '70 inglesi, che grazie al cielo ho superato grazie al rock e ai concerti. Me li sono visti tutti: gli Stones, Bowie, Iggy, i Roxy Music... L'unico modo per fuggire dalla depressione di quegli anni era tuffarsi in un mondo "altro", quello della musica. Vedevi Ziggy sul palco e ti dipingevi il volto come lui, poi esplose il punk e tutti imbracciarono una chitarra. Tempi folli, in cui l'eccesso della notte compensava le brutture della giornata.
Poi ho trascorso una decina d'anni a Londra. Vivevo sotto la Westway, in uno di quei luoghi tanto cari alla mitologia punk. Non un luogo per turisti, questo è certo.
Quando la svolta che ti ha portato sulla Isla Blanca?
E' una storia risaputa in certi ambienti, ma amo ancora raccontarla.
Siamo nell'ottobre del 1987. Era la notte dello storico "Black Monday" della Borsa di Londra. Nel giro di poche ore i mutui salirono a livelli folli, l'assicurazione della mia casa stava per scadere ed ero vicino alla bancarotta. Inoltre, quella notte, mi derubarono, portandomi via anche il mio lavoro, ovvero la macchina fotografica. Mi rimasero solo alcuni dodici pollici. A quel punto un amico mi invitò a "fare un salto a Ibiza" per vivere il fermento dell'isola in diretta. Andai, non avevo molto da perdere.
