Intervista agli Snow Patrol
Nessun successo pianificato a tavolino, ma un processo naturale da vivere giorno dopo giorno. E' questa la filosofia degli Snow Patrol, rock band (nord) irlandese che è venuta in Italia per presentare il quinto e ultimo disco, "A Hundred Million Suns", uscito lo scorso autunno. Nati quattordici anni fa all'interno del campus universitario di Dundee in Scozia, gli Snow Patrol hanno raggiunto l'olimpo delle vendite con il quarto disco, "Eyes Open", da cui è stato tratto il popolarissimo singolo, "Chasing Cars". La fortuna di quel brano è stata la serie televisiva Grey's Anatomy. La canzone ha infatti chiuso la seconda stagione della serie, che ha tenuto incollati ai piccoli schermi milioni di americani. Da lì il balzo in cima alle classifiche.
Vi siete sentiti sotto pressione durante la lavorazione di "A Hundred Million Suns" dopo l'enorme popolarità di "Chasing Cars"?
Sì e no. A dire la verità ci mettiamo pressione individualmente, ma non l'un con l'altro. Nemmeno la nostra casa discografica ci ha messo pressione, anzi ci lascia i nostri spazi. Ed è una cosa grandiosa.. Alcuni amici musicisti ci hanno raccontato che altre case discografiche controllano i loro artisti, stanno tutto il giorno in studio e dicono loro cosa cambiare. Sin dall'inizio ci siamo trovati bene con la nostra etichetta, la Fiction. E' bello lavorare con una casa discografica indie ed essere distribuiti da una major.
Voi dite che non esistono piani o progetti per gli Snow Patrol.. E' davvero così?
L'unico piano che abbiamo è di fare un buon disco. Più si è rigidi, minori sono le occasioni. L'umore cambia ogni giorno... Bisogna lasciarsi andare e adattarsi al mondo circostante, perché la musica è passione.
Quali sono i vostri obiettivi artistici?
Obiettivi? Suona come una missione militare.. Bè, noi non avremmo mai pensato di vendere dischi. Mai. I primi due album avevano venduto sette mila copie ciascuno.. Ed è quello che ci saremmo aspettati per il resto della nostra carriera: vendere i nostri cd ad un gruppo ristretto di persone, fare concerti davanti ad un centinaio di fan. E' stato un processo naturale, non abbiamo cambiato il nostro approccio, non siamo diventati più commerciali.. Il nostro obiettivo non è mai stato il successo economico, altrimenti avremmo lasciato perdere anni fa e ci saremmo trovati un lavoro vero.. Per dieci anni siamo stati ad un passo dal lastrico... Il nostro obiettivo è solo la musica.
Voi venite dall'Irlanda.. come la scena musicale attuale?
Noi veniamo dall'Irlanda del Nord, ma ci consideriamo irlandesi e basta.. Credo che il panorama musicale sia simile a quello italiano con la maggior parte di cantati italiani in classifica.. E così accade anche in Irlanda. Non è detto che la musica irlandese arrivi in Inghilterra, in Europa o America. Ci sono gruppi che vendono 50-60 mila copie e raggiungono il disco di platino solo in Irlanda, ma non vendono nessuna copia in Inghilterra. Ad esempio c'è un cantante molto bravo Jape, il cui ultimo cd si chiama "Ritual". Credo che sia necessaria una gestazione più lunga e poi con un po' fortuna ti nota qualcuno, magari qualche show televisivo.
E così è stato per voi con la popolare serie tv Grey's Anatomy e "Chasing Cars"..
Insomma la tua canzone che chiude l'ultimo episodio di una serie televisiva seguita da 25 milioni di persone negli Stati Uniti e vedere il proprio nome nei titoli di coda.. Bè è stata una bella sensazione. Poi su internet c'è stato un vero e proprio boom.. Siamo balzati al primo posto delle classifiche. "Chasing Cars" ha fatto il giro del mondo e nella vita di una band accade veramente raramente. A dire la verità odio le pubblicità. Non volevo che fossimo la classica "band di quello spot", ma siamo finiti ad essere "la canzone di un telefilm".. Ma credo sia meglio.
"A Hundred Milion Suns" è stato registrato tra l'Irlanda e lo storico studio di registrazione Hansa a Berlino, dove hanno registrato artisti come David Bowie. Perché avete scelto Berlino?
In parte anche per il valore mitico di quello studio, dove ha registrato anche Iggy Pop. Certo le cose in Berlino erano molto diverse in quel periodo e noi non abbiamo provato le stesse emozioni di quei miti della musica, ma è come se loro avessero lasciato qualcosa. E' un luogo che ci ha inspirato molto.. Passavamo anche dodici ore in studio e vivevamo la città di notte. Ogni mattina ci sentivamo vivi e vigorosi. E' come se quello studio ci alimentava.
Pensate di intraprendere un tour europeo e passare magari dall'Italia?
Ci piacerebbe tornare in Italia.. Sono almeno dieci anni che non veniamo a suonare qui, a parte l'Heineken Jammin Festival del 2004. Non riusciamo a girare l'Europa come vorremmo. Promettiamo che torneremo presto, magari durante il tour europeo di "A Hundred Million Suns".

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