Una serata con John Vanderslice
Da un album così bello (Romanian Names, nda) non potevo che aspettarmi un bellissimo concerto. E questo ha provato a regalarci John Vanderslice ieri sera a Milano. Le premesse c'erano tutte: domenica sera, un locale raccolto e carino come l'Atomic, una temperatura esterna che invitava a rifugiarsi a bere qualcosa. Se a questo si aggiunge che finalmente, dopo due anni di assenza, tornava direttamente da San Francisco a solcare un palco in Italia (unica data per questo 2009) uno degli artisti più prolifici e ispirati di questi ultimi anni, diciamo pure che lo spettacolo era servito.
Vorrei poter dire così anche oggi, a 24 ore di distanza, ma purtroppo le colpevoli pecche dell'impianto hanno condizionato il concerto in maniera quasi irreversibile amplificando la voce in maniera disastrosa, per non dire imbarazzante... e per un cantautore cosa peggiore durante un'esibizione live non può capitare. Un vero peccato perché l'acustica dell'Atomic era riuscita a rendere ottimi i suoni di chitarra, batteria e keyboards.
Nonostante questo pesante condizionamento, il buon vecchio John ha fatto buon viso a cattiva sorte regalando a chi ha avuto la fortuna di partecipare al suo gig dei momenti di rara intensità acustica (come in Angela o in Too Much Time), alternandoli a sprazzi di energia rock nuda e cruda (Pale Horse e Heated Pool and Bar). L'intimo bis è stato regalato da John Vanderslice e la sua band direttamente in mezzo al pubblico, con tutte le persone attorno ai musicisti che, accompagnati solo da strumenti rigorosamente unplugged, hanno voluto ringraziare a modo loro chi c'era, eseguendo bellissime versioni di Keep the Dream Alive e Time to Go.
Un concerto forte e intenso di un bravo musicista, capace di farmi dimenticare tutta la FUFFA INDIE che ci invade e circonda e che riempie di tragico imbarazzo i miei ascolti più recenti. Hooray per JV!!
