The Thermals a Milano
La serata che vede a Milano l'esibizione dei The Thermals per la loro unica data italiana inizia nel migliore dei modi: il maxischermo della Casa 139 mostra l'Inter che perde in casa su autogol di Lucio. Libidine.
Con un inizio così, c'era solo da aspettarsi grandi cose... ma diciamo che il pareggio accontenta tutti. Premetto che non conoscevo molto i The Thermals (e "molto" è un eufemismo, nda), premetto che conoscevo ancora meno Telekinesis (il gruppo che ha aperto la serata). Concludo che mi sono divertito.
La sempre piacevole cornice della Casa 139 a Milano è una garanzia per questi concerti (...anche se il clima da Gestapo che aleggia all'ingresso con tessera ARCI chiesta 3 volte nell'arco di 5 metri, inquieta un po'...). Aprono le danze i Telekinesis da Seattle che si esibiscono in un rock alternativo gradevole ma forse un po' statico. Non aiuta di certo il movimento avere il cantante-batterista (premesso che personalmente considero dono divino sapere cantare e suonare la batteria assieme).
Dopo solo pochi minuti di attesa tocca agli attesi The Thermals che, a vedere le reazioni del pubblico, non deludono per niente le aspettative. L'inizio è veramente bello, tirato, melodico e con la voce di Hutch Harris che colpisce per la sua intensità. Bei riff con poco spazio tra una canzone e l'altra che però alla lunga rendono il concerto un po' monotono; quasi come se venisse suonata un'unica interminabile canzone in loop. Questa è la grande pecca di questo concerto. Fortunatamente il finale è lodevole, grazie soprattutto alla cover di 100% dei Sonic Youth e all'attesissima Pillar of Salt. Bravi e furbi a far finire in crescendo l'esibizione, regalando a tutti il ricordo di un concerto simpatico.

